mercoledì 23 dicembre 2009

Tempo delle fiabe e degli eroi


La fiaba, strumento di educazione per i giovani, si è sempre rivelata occasione di formazione e crescita spirituale, di arricchimento interiore nel divertimento; rivelatrice delle problematiche dell'uomo più di qualsiasi altro tipo di storia. Questa sua funzione educativa è ancora valida nella società contemporanea?

Un pensiero questo largamente condivisibile da molti ed espresso chiaramente dal poeta Schiller nell'opera i "Piccolomini".
La fiaba, strumento di educazione per i giovani, da sempre rappresenta una occasione fondamentale di formazione e di crescita spirituale in grado di arricchire e di divertire sia i bambini che gli adulti e rivelatrice circa i problemi interiori degli esseri umani più di qualsiasi altro tipo di storia. "Uscire vittorioso, è questo il messaggio che le fiabe comunicano in forme molteplici" (Bettelheim, "Il mondo incantato"). Soltanto lottando coraggiosamente contro quelle che sembrano difficoltà insuperabili l'uomo può riuscire a trovare un significato alla sua esistenza.
Le storie moderne scritte per l'infanzia evitano per la maggior parte i problemi esistenziali, per esempio, non accennano mai alla morte o all'invecchiamento, ai limiti della nostra esistenza, o all'ispirazione alla vita eterna. Le fiabe, al contrario, pongono il lettore di fronte a questi principali problemi umani.
Molte storie, per esempio, cominciano con la morte di una madre o di un padre; in queste fiabe la morte del genitore crea i problemi più angosciosi, così come essa (o la paura di essa) li crea nella vita reale. Altre storie parlano di un genitore anziano il quale decide che è venuto il momento di lasciare che la nuova generazione prenda il sopravvento. Ma prima che questo possa avvenire il successore deve dimostrarsene degno e capace.

Nelle fiabe il bene e il male sonno onnipresenti così come lo sono nella vita quotidiana ed è questo dualismo che pone il problema morale e che richiede una lotta perché esso possa essere risolto.
Il male non è privo di attrattive - simboleggiato dal potente gigante o dal drago, dal potere della strega o dalla scaltra regina - spesso ha temporaneamente la meglio. In molte fiabe, ad esempio, un usurpatore riesce per un certo tempo a prendere il posto che appartiene di diritto all'eroe, ma alla fine la persona cattiva è sempre perdente.
E' il fatto che è l'eroe a risultare più attraente e non che alla fine sia la virtù a trionfare che fa dell'immergersi nella fiaba una esperienza di educazione morale. E' l'identificazione con l'eroe e le sue lotte interiori e con il mondo esterno che instilla nel lettore il senso morale.
Quindi le scelte, soprattutto di un bambino, non dipendono tanto da una presa di posizione in favore del bene e contro il male, ma da chi suscita la sua simpatia e la sua antipatia. Più un personaggio buono è semplice e schietto, più è facile identificarsi con lui e respingere quello cattivo. Ci si identifica con l'eroe buono, non a motivo della sua bontà, ma perché la condizione dell'eroe esercita un forte richiamo positivo.

I personaggi delle fiabe non sono ambivalenti,: buoni e cattivi nello stesso tempo, come tutti noi siamo nella realtà. Un fratello è intelligente, l'altro è stupido. Una sorella è virtuosa e industriosa, le altre sono spregevoli e pigre. Una è bellissima, le altre sono brutte. Un genitore è buono, l'altro è malvagio. Cioè una persona è buona o cattiva, mai entrambe le cose. Questa presentazione polare del carattere dei personaggi permette di comprenderne facilmente la differenza per poter successivamente scegliere con sicurezza, ma non è istituita allo scopo di mettere in risalto il giusto comportamento.
La fiaba si ispira direttamente alle ansie e ai dilemmi esistenziali, quali il bisogno di essere amati, l'amore della vita, la paura della morte, il desiderio di vita eterna. Ad essi offre soluzioni semplici e a volte differenti. Ad esempio per il tema della vita eterna a volte concludono sulla sua possibilità concreta, altre volte, con la formula: "e vissero felici e contenti...", indicano chiaramente che l'unica possibilità per sopportare i limiti del nostro tempo su questa terra è quella di un legame veramente soddisfacente con un'altra persona. La paura della morte può essere dissipata soltanto quando si è arrivati al massimo di sicurezza emotiva nella vita e di durata di una relazione sentimentale. Se una persona ha trovato il vero amore adulto, dice inoltre la fiaba, non ha bisogno di desiderare la vita eterna.

La maggior parte delle fiabe nacque in periodi in cui la religione era una componente importante della vita, ecco che allora tante di esse trattano anche di motivi religiosi. Le novelle delle "Mille e una notte" sono piene di riferimenti alla religione islamica. Molte fiabe occidentali e i racconti dei fratelli Grimm hanno un contenuto religioso, ma la maggior parte di esse è oggi trascurata o ignorata dal più vasto pubblico semplicemente perché, per molti, questi temi non suscitano più associazioni significative in senso universale e personale. Le fiabe, nelle loro diverse varietà, esprimono le differenti esigenze ed i vari atteggiamenti mentali comuni a tutti gli esseri umani, ma anche la vita multiforme di epoche storiche, di paesaggi, di ceti sociali e di personalità.
Ci conducono così in mezzo alla vita riccamente sfumata del popolo e del singolo, e, allo stesso tempo, alle grandi costanti dell'esistenza umana.
Disegnano un ampio quadro del mondo e, se interrogate con abilità, sono in grado di contribuire a chiarirci l'essenza dell'uomo.


© AF, gennaio 1996



Bibliografia:

Jacob e Wilhelm Grimm Fiabe, Einaudi 1951
Ceciclia Gatto Trocchi Le Fiabe più belle del mondo, Mondadori 1988
Hafez Haidar (a cura) Le mille e una notte, Mondadori 2001
Richard Bach, Il gabbiano Jonathan Livingston, Rizzoli 1973
Antoine de Saint-Exupéry, Il piccolo Principe, Bompiani 1949
Collodi, Le avventure di Pinocchio, Mondadori 1983
Aice Sturiale Il libro di Alice, Rizzoli 1977
Bruno Bettelheim Il mondo incantato, Feltrinelli 1977
Gianni Rodari, Grammatica della fantasia, Einaudi 1973
Gianni Rodari Esercizi di fantasia, Editori Riuniti 1981
Vladimir Ja. Propp Morfologia della Fiaba, Einaudi 1966
AA.VV. L’analisi del racconto, Bompiani 1969

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